mercoledì 31 gennaio 2007

STAY HUNGRY. STAY FOOLISH

Questo è il discorso fatto da Steve Jobs quando ha ricevuto la laurea ad honorem dalla Stanford University di Palo Alto.

“Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie.

La prima storia è sull’unire i puntini.

Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato?

E’ cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all’ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?” Loro risposero: “Certamente”. Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accetto di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college.

Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l’ammissione e i corsi. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti.

Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l’unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.

Il Reed College all’epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato.

Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E’ stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente all’epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro.

Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all’indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa - il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.
La mia seconda storia è a proposito dell’amore e della perdita

Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un’azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L’anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione - il Macintosh - e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall’azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa.

Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me - come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.

Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita.

Durante i cinque anni successivi fondai un’azienda chiamata NeXT e poi un’altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia.

Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E’ stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.
La mia terza storia è a proposto della morte

Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: “Se vivrai ogni giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione”. Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è “no” per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.

Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose - tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire - semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.

Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi “addio”.

Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell’analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie - che era là - mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l’intervento chirurgico e adesso sto bene.

Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po’ più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi:

Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità.

Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

Quando ero un ragazzo c’era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E’ stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E’ stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E’ stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.

Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole: “Stay Hungry. Stay Foolish.”, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi.

Stay Hungry. Stay Foolish.

Grazie a tutti.”


DESKTOP TALES

Questo è un vero e proprio talento!

Le vignette sono davvero ben fatte! I dialoghi a tratti esilaranti! Le parole servono a poco, guardate voi stessi questa splendida collezione!

N.B. Una lode speciale per aver scelto l'Imac G4 come rappresentante del mondo Apple!


NOSTALGIA CANAGLIA!

Come avrete notato negli ultimi giorni sono stato colto da una tremenda nostalgia degli anni 80! Oddio son già 2 anni che non faccio altro che ascoltare musica prodotta in quegli anni ma adesso ci sto dentro come non mai...GANZO!

Eccovi un link canaglia

SUPERCLASSIFICA SHOW

Superclassifica Show è stato un programma televisivo musicale che settimanalmente informava sulle classifiche di vendita dei dischi. Ideata e condotta nel 1978 da Maurizio Seymandi. Nel programma era presente un personaggio animato, il famoso Oscar, il Super Telegattone che ritroviamo nella sigla e nella presentazione di nuovi arrivi in classifica.

La trasmissione andava in onda ogni domenica a ora di pranzo, prima su Telemilano e poi su Canale 5 dal 1981 al 1995, ed era parte integrante della rivista settimanale TV Sorrisi & Canzoni.

In ogni puntata Maurizio Seymandi presentava gli artisti musicali piu' IN del momento.

La classifica vera e propria dei dischi più venduti della settimana era presentata da DJ Super X, che non era altro che una palla da discoteca conformata ad un volto femminile, con un microfono davanti e sempre con la voce di Franco Rosi.

Alla fine della hit parade si assisteva ad un vero e proprio rituale, il passaggio di testimone con la frase “E ora restituisco la linea a Maurizio Seymandi”, che invece si occupava delle interviste o di presentare i video o le curiosità.


IOAR POTENCION AUAR PESCION...

martedì 30 gennaio 2007

RALPH SUPERMAXIEROE ! ! !

Ralph Hinkley è un giovane insegnante che lavora presso il liceo di una cittadina degli Stati Uniti. Quando si ritrova in possesso di un costume di provenienza aliena che gli dona dei superpoteri, decide di servirsene per combattere il crimine insieme al suo amico Bill Maxwell, agente dell’FBI. Ralph non è in grado di consultare il manuale d’uso del costume, e ogni giorno si trova in mezzo ai guai mentre cerca di capirne il funzionamento…


BELIEVE IT OR NOT

Look at what's happened to me-,

I can't believe it myself.

Suddenly I'm up on top of the world

It should've been somebody else.

Believe it or not, I'm walking on air.

I never thought I could feel so free-.

Flying away on a wing and a prayer.

Who could it be? Believe it or not it's just me.

It's like a light of a new day-,

It came from out of the blue.

Breaking me out of the spell I was in,

Making all of my wishes come true-.

Believe it or not, I'm walking on air.

I never thought I could feel so free-.

Flying away on a wing and a prayer.

Who could it be? Believe it or not it's just me.

Who could it be? Believe it or not it's just me.

MIII...IL MIO SUPEREROE PREFERITO!!!

Guardate questo video:


Non so cosa vi ha ricordato ma a me è venuto subito in mente lui:


Mi auguro abbiate tutti voi riconosciuto questi personaggi, ebbene si sono i meravigliosi protagonisti del celebre Telefilm anni 80 "Il Mio Amio Ultraman". Per quei pochi che non hanno mai avuto il piacere di passare una mezzora in loro compagnia ecco qua un piccolo riassunto della storia: "Andrew Clements(Jerry O'Connell) è un classico adolescente americano. Un ragazzo normale che vive fra la scuola, il football, le prime cotte giovanili. A differenza dei ragazzi della sua età, forse, Andrew è un po' più timido e chiuso, probabilmente anche a causa della perdita di suo padre scomparso quando ancora lui era molto piccolo. Questo suo atteggiamento lo porta un po' a estraniarsi dal mondo e a rifugiarsi in un universo fatto di fumetti e supereroi di cartone, in cui spesso si immedesima; forse per questo sua madre Stephanie Clements(Wanda Cannon) non si rende conto del grosso cambiamento nella vita di Andrew, un cambiamento che trasformerà suo figlio appena adolescente in Ultraman.
Il dottor Benjamin Jeffcoate(Derek McGrath) è un mite scienziato di caratura mondiale che casualmente va a vivere proprio accanto a casa di Andrew. Naturalmente il dottor Jeffcoate trasferisce nella nuova casa il suo laboratorio con tanti strani amenicoli che non possono che incuriosire un adolescente sveglio e intelligente. Così Andrew irrompe letteralmente nel laboratorio dello scienziato proprio durante un delicato esperimento con la radioattività e il ragazzo viene incidentalmente investito da un fascio di particelle. Il dottor Jeffcoate è naturalmente impaurito e preoccupato per la sorte dell'adolescente che però in breve mostra di stare benissimo, anzi di stare molto meglio perchè pare avere acquisito proprio quei superpoteri di cui tante volte ha letto nei fumetti.
Andrew adesso è praticamente invulnerabile, è superveloce ed è anche in grado di sfidare la forza di gravità pur se per poter direzionare il volo deve fare uso di alcune bombolette spray.
Naturalmente il dottor Jeffcoate si sente in colpa per quanto avvenuto e ha anche il timore che alla lunga Andrew possa essere danneggiato, pur sperando che i superpoteri scompaiano da soli senza lasciare strascichi negativi, per questo decide di seguire il ragazzo e aiutarlo a gestire i nuovi "poteri" e chiede ad Andrew di non rivelare a nessuno le sue nuove capacità; dal canto suo Andrew è felicissimo di avere come i suoi eroi dei fumetti preferiti una identità segreta.
Da qui in poi la trama della sit-com si sviluppa come quella di una normale serie con Andrew che va a scuola, incontra le ragazze ha degli amici, fra cui va ricordato Kirk Stevens(Christopher Bolton), litiga con la sua sorellina Erin(Marsha Moreau) e taglia il prato della sua vicina, la signora Shellembach(Elizabeth Leslie). In tutto questo, però, spesso intervengono i superpoteri che Andrew guidato dal Dottor Jeffcoate da lui soprannominato Dr."J" utilizza per rimediare a un'ingiustizia ma alle volte anche a sproposito, ad esempio Andrew adora librarsi a mezz'aria mentre il Dr."J" gli sta dicendo qualcosa di importante.
Ben presto il Dottor Jeffcoate assume nella vita del ragazzo l'iportanza del padre perduto e del resto lo scienziato non è immune al fascino della deliziosa madre di Andrew e comunque prova per il ragazzo dei sentimenti ben diversi dall'iniziale senso di colpa. "

First Season Lyrics

This is better than my imagination
this is more than a dream come true.
Without the slightest bit of hesistation,
I knew what I was meant to do.
You'll never guess my secret identity.
Who's on the inside hiding out?
You never know what you'll see,
when you unlock a mystery.
Sometimes this double life gets outta hand.
And it's all a in a day's work,
for Ultraman.

Musica e testo di Fred Mollin

Second and Third Season Lyrics

This is better than my imagination
this is more than a dream come true.
Without the slightest bit of hesistation,
I knew what I was meant to do.
You'll never guess my secret identity.
Who's on the inside hiding out?
You never know what you'll see,
when you unlock a mystery.
Sometimes this double life gets outta hand.
For if you see trouble coming,
I'm your man.

Musica di Brad MacDonald e testo di Fred Mollin

lunedì 29 gennaio 2007

I GIORNI DELLA MERLA

Gli ultimi tre giorni di gennaio, 29-30-31, sono tradizionalmente considerati i giorni più freddi dell’inverno. Secondo la leggenda, sono chiamati della merla perché, per ripararsi dal gran freddo, una merla si rifugiò con i suoi merlottini in un comignolo, e ne emersero il primo febbraio tutti neri. E neri furono i merli da quel momento, perché prima erano bianchi. Ma perché sono i giorni più freddi dell’inverno? A prescindere che non tutti gli anni sono o saranno stati i più freddi, che siano tra i più gelidi deve avere un fondo di verità se ne è nata una leggenda, che ha sempre per protagonista un merlo. Gennaio aveva ventotto giorni ed era il mese più freddo dell’anno. Giunto al ventottesimo giorno, un merlo, rallegrato, gridò al cielo: “Più non ti curo Domine, che uscito son dal verno”. Gennaio vendicò la bestemmia facendosi prestare tre giorni da febbraio e rendendoli ancora più gelidi.
Febbraio fa parte del periodo oscuro del calendario dei popoli indo-europei, periodo senza nome prima che fossero creati i due nuovi mesi, gennaio e febbraio. Il suo nome, Febrarius, in latino significa purificare. Macrobio ricorda che Numa lo aveva dedicato al dio Februus e stabilito che durante questo mese si celebrassero riti funebri agli dèi Mani. Nelle feste, che cadevano nella seconda quindicina di gennaio, era ricordata anche Iunio Februata, Giunone Purificata che si ricordava nelle Calende di febbraio come Iuno Sospita, Giunone Salvatrice.
Nel VII secolo la Chiesa Romana adattò al 2 febbraio una festa che già era celebrata in Oriente fin dal IV secolo, ovvero la presentazione al tempio del Signore. La presentazione del neonato al tempio, e la conseguente purificazione della madre, dovevano avvenire quaranta giorni dopo il parto e, poiché il giorno della nascita era stato fissato, per convenzione, al 25 dicembre, ecco coincidere perfettamente la purificazione della Vergine con la festa pagana di Giunone purificata. Nel tempo, la Purificazione della Vergine aveva preso il sopravvento sulla presentazione al tempio di Gesù, l’ultima riforma liturgica ha riportato al festa del Figliolo. Ma è rimasta l’usanza di chiamare questo giorno Candelora, Candelaia in Toscana e Ceriola, Siriola, Zariola in altre regioni, perché vi si benedicono le candele che saranno distribuite ai fedeli. Perché candele benedette in questo giorno particolare e non in altri? Perché durante i festeggiamenti a Giunone Purificata e Giunone Salvatrice i fedeli correvano per la città portando fiaccole accese. E nel VII secolo si svolgeva già a Roma, in occasione della festa cristiana, una processione notturna con ceri accesi. I fedeli giungevano a Sant’Adriano da ogni parrocchia della città e insieme confluivano tutti verso Santa Maria Maggiore. La benedizione delle candele è un’usanza successiva alla processione, ed è documentata a Roma tra la fine del IX e l’inizio del X secolo, probabilmente introdotta dal clero francogermanico. Venivano accese con un cero in una cerimonia simile a quella della veglia pasquale, mentre ora sono semplicemente benedette. Secondo la tradizione, i ceri benedetti erano conservati in casa dai fedeli e venivano accesi, per placare l’ira divina, durante i violenti temporali, aspettando una persona che non tornava, o che si pensava fosse in grave pericolo, assistendo un moribondo, durante le epidemie o i parti difficili. E Giunone era detta anche Lucina, dea della luce, protettrice tra l’altro delle partorienti.
Ai nostri giorni, febbraio ha perduto la sua connotazione di mese dedicato alla purificazione e ai morti, poiché il mese dei morti è stato spostato a novembre, nel quale inizia l’Avvento, periodo dal carattere purificatorio e di attesa della nascita di Cristo.

Da una statistica tratta dalla banca dati ultra trentennale del Centro Geofisico Prealpino (periodo 1967-2004) risultano queste interessanti considerazioni.

Temperatura media dei tre giorni (29-30-31 gennaio) = 3.7 °C

Media delle t. massime dei tre giorni = 7.4 °C

Media delle t. minime dei tre giorni = 0.0 °C

Se si pensa che la temperatura media di gennaio (calcolata sullo stesso periodo di osservazioni) è 2.8°C la media di questi tre ultimi giorni risulta di quasi un grado maggiore (0.8°C) più alta.
Infatti statisticamente dopo il 10 di gennaio la temperatura tende ad aumentare.

Forse la leggenda della Merla nacque in un’epoca in cui gennaio era molto più freddo di oggi, forse, non disponendo di strumenti e di statistiche la gente, sofferente già per due mesi di freddo, aveva la sensazione che il “cuore” dell’inverno fosse il periodo più freddo.

Sta di fatto che, numeri alla mano, oggi non è più così.

Per gli appassionati di curiosità statistiche ecco altri “record”:

Media più elevata (Merla più calda) nel 1982, con 9.3°C (+5.5°C rispetto alla media)
Media più bassa (Merla più fredda) nel 2005, con -2.3°C (-4.3°C rispetto alla media)
nel "famoso" gennaio 1985 delle nevicate abbondanti la "Merla" fu di 3.2°C, quasi nella media.

La temperatura più alta dei tre giorni si è registrata il 31.1.1982 con 19°C
La più bassa il 31.1.1987 e il 29.1.2005 con -8°C

Per maggiori dettagli vedere il grafico facendo clik sull'icona.

GLI ULTIMI ANNI

Nel 2003, registrammo una "Merla" poco superiore alla media (t. media 7.8°C) mentre quelle del 98 e 99 furono le più fredde degli ultimi 33 anni.

Nel 2004, abbiamo avuto una "Merla" fredda (Tmedia 5.8 gradi) poichè nei giorni precedenti aria gelida era affluita dall'Est Europeo. Tuttavia il 30 e 31 comincio' ad affluire aria più mite atlantica, per il gonfiarsi di un anticiclone Mediterraneo-N-Africano che avrebbe portato temperature primaverili all'inizio di febbraio.
Nel 2005 si è registrata la merla più fredda dei 39 anni a causa della discesa di aria polare da NE portata dalla depressione sull'Italia meridionale. Il giorno 29, nonostante il cielo sereno e soleggiato, le temperature non hanno superato 0° con minima di -8° nella notte del giorno 29.

domenica 28 gennaio 2007

LA SCOREGGIA

Girovagando per la rete mi sono imbattuto in questa notizia stramba:

La Under-Tec, azienda americana specializzata nella produzione di abbigliamento intimo maschile, ha ideato un prodotto che si trova esattamente nel mezzo: una mutanda anti-scoreggia. Da un lato l'innovativo indumento ambisce a conquistare quanti più clienti possibili e dall'altro promette "aria pulita" e filtrata dai cattivi odori. Le innovative braghe sono sigillate con elastici in vita e attorno alle gambe. Questo evita che gli odori possano fuoriuscire e stordire i malcapitati che dovessero trovarsi nelle vicinanze del petomane. Le eventuali "emissioni nocive" vengono neutralizzate da un filtro multi-strato di feltro, fibre di vetro e carbone attivo. Secondo il presidente della Under-Tec, Mr. Buck Weimer, le mutande "possono essere portate in ogni momento e in ogni circostanza: a letto, al lavoro, agli eventi mondani, negli incontri professionali e in viaggio su qualsiasi mezzo, aerei compresi". I filtri, ricambiabili, durano "da alcune settimane a qualche mese, a secondo della frequenza d'utilizzo!".

Buck Weimer, l'inventore dell'indumento, nel 2001 vinse l'IgNobel per un'altra invenzione "inutile".

Per tutti coloro che volessero delle delucidazioni scientifiche a riguardo, possono averle qui.

Per tutti coloro che volessero delle delucidazioni ciociare ecco qua:

Enciclopedia ufficiale di peti e simili! (ilgaTTo)

  1. Scoreggia "Vulgaris": scoreggia per ogni occasione, non particolarmente puzzolente, particolarmente adatta per le passeggiate, non bisogna mollarla con grande rabbia o enfasi perché può ingannare: da condividere con amici e parenti più stretti.
  2. Scoreggia "Salonis Phoetida": tipica di ambienti chiusi, motivata dall'assenza di desiderio di alzarsi e uscire per sganciarla da qualche altra parte: basta assumere un aria ingenua, alzare poco la gamba e guardare gli antistanti con malcelato disgusto in modo da allontanare da sè i sospetti.
  3. Scoreggia "Cum Tusse Dissimulationis": scoreggia dissimulata con colpi di tosse; rientra tra le pericolose in quanto necessita di appropriata spinta e buona coordinazione. Tipica di uffici, bar, cinema, insomma ambienti affollati dove anche l'odore viene in fretta assimilato: un respiro a testa e la si fa fuori.
  4. Scoreggia "Humidis Maculata": una delle peggiori; prende il nome dalle caratteristiche macchie che lascia sulle mutande. Complica terribilmente la vita in quanto bisogna cercare con urgenza un bidè per togliere le eccedenze e lavare i miseri resti. Rimane comunque mimetizzata sulle mutande molto scure.
  5. Scoreggia "Humidis Alonata": tipico nelle scuole, uffici, ambienti dove il deretano è costretto al costante contatto con la sedia. Lascia un alone nelle mutande, tanto più grande quanto più morbida è la sedia.
  6. Scoreggia "Matutinae Albae": quale modo migliore per cominciare una giornata se non tirando una bella scoreggia al caldo delle lenzuola appena apriamo gli occhi? Vedrete con gioia il/la vostro/a compagno/a schizzare fuori dal letto con rapidità e agilità inaspettate per uno/a appena sveglio. Chiamato anche "pettaccio egoistico" perché non c'è nessuno che lo voglia condividere con voi.
  7. Scoreggia "Vulcani Deflagrantis": probabilmente la più temuta e odiata; nel tirarla si prova una sensazione simile alla depilazione, è come se ti strapassero i peli del culo con la ceretta.
  8. Scoreggia della famiglia delle "Silenti Tossicae", categoria "Luffa": ancora percepibile seppur vagamente dall'orecchio umano, fortemente percepita dalle narici; detta anche "scoreggia del diavolo", sia per l'odore di zolfo che per la domanda: "cosa diavolo hai mangiato?".
  9. Scoreggia della famiglia delle "Silenti Tossicae", categoria "Loffa": completamente silente, suscita una vivace ondata di sdegnate proteste; ideale sui tram, autobus, treni, metrò molto affollati, ne bastano due per trovare posto a sedere.
  10. Scoreggia della famiglia delle "Silenti Tossicae", categoria "Caloffa": silenziosissima ed estremamente calda all'uscita, cosa che ne favorisce la rapida diffusione; gli effetti sono terribili, spesso neanche l'autore riesce a sopportarla.

Scala Tellurica Scoregge Indri/Mercalli

1° Grado: Impercettibile, minuscolo movimento di aria e inavvertibile contrazione dei muscoli dell'addome e del deretano.Di norma l'emittente è il solo ad accorgersene.

2° Grado: Leggerissimo sibilo, durata di massimo un secondo, si accompagna ad un piccolo movimento del deretano, unito ad un leggero prurito in zona.Animali presenti nella stanza ( cani e gatti) guardano il soggetto con attenzione. Nessun odore.

3° Grado: Percettibile anche se solo in prossimità dell'epicentro, sibilo avvertibile, tendente alle note medio alte. Odore tipo cibo avariato, non eccessivo.

4° Grado: Peto forte, rumore inconfondibile e non mascherabile con un colpo di tosse. Contrazioni del deretano accompagnano il rumore che dura fino a 4 secondi coprendo una zona di circa 3 mq dall'epicentro e ammorbando l'aria per minimo 2 minuti.

5° Grado: Rumore tonante, il soggetto che la emette diventa pallido in viso, si accompagna di solito ad altre manifestazioni di tipo eruttivo/sismico (tipo la classica cagata potente) durata tendente ai 6 secondi con a volte un doppio cambio di tonalita.

6° Grado: Rumore basso e sordo, forti contrazioni dell'addome e del deretano, colore violaceo dell'emittente. Calore considerevole e forte odore di zolfo che si propaga fino a 5 metri di raggio dall'epicentro. Vari cambi di tonalità, tipo "allegro andante in mi bemolle" di Vivaldi, gli astanti si allonatanano, prime crepe nelle mutande.

7° Grado: Peto fortissimo, almeno 15 secondi di durata, accompagnata all'emissione di ceneri e lapilli di merda, forti spasmi dell'addome, temperatura elevatissima,le mutande si gonfiano come delle vele di Luna Rossa,il soggetto non riesce a compiere alcun movimento durante il fenomeno, scene di panico tra gli astanti.

8° Grado : Peto aventi caratteristiche di evento catastrofico: Rumore simile a quello di un martello pneumatico, con ripetute scariche, durata fino a 30 secondi. Il soggetto cade in uno stato di paralisi e va tenuto fermo affinchè non si muova come un palloncino bucato. Alcuni dei presenti sono colti da malore e svengono. Le mutande, anche se resistenti, sono divelte.
Fino a 10 cambi di tonalità diversi, emissione di ultrasuoni, calore inaudito e odore che ricorda i lazzaretti del Manzoni. Coliche del soggetto unite ad un geiser di escrementi e organi interni.

9° Grado: Scoreggia da 5 megatoni: (Rombo di tuono) il soggetto cade in trance.Fenomeni di levitazione. Spostamento degli organi interni, collasso del sistema cardio circolatorio. Temperatura del deretano prossima al calor bianco. Mutande polverizzate, rumore tipo fonderia e odore di zolfo, stagno e molibdeno. I presenti decedono all'istante per lo shock o per le radiazioni UVA emesse dal soggetto. L'ano del soggetto diventa come l'ugello
di scarico di un F14 Tomcat in decollo da una portaerei con il postbruciatore inserito. Oggetti anche molto pesanti vengono scagliati a kilometri di distanza.

10° Grado: Scoreggia apocalittica: Decesso istantaneo del soggetto e di tutti i presenti fino ad un diametro di 3 kilometri, mutamento del clima nella zona del disastro.Ritrovamento di effetti personali del soggetto in orbita geostazionaria fino a 300 km di altezza. Impossibilità di accesso alla zona colpita per alcuni anni. Proclamazione mondiale dello stato di calamità, manifestazione di eventi connessi alla scissione dell'atomo. Resurrezioni.

Per qualche risata in più.


STAR TREK

REALITY: SEI STATO NOMINATO!

Mi schiero con questo blog nella battaglia contro i reality show. Milioni e milioni di persone ogni anno vengono colpite da questa assurda ed inspiegavole malattia. Per settimane intere restano incollati sulle poltrone a 10 cm circa dal televisore col volume a palla onde evitare di perdersi qualche battuta o di non capire la motivazione di una nomination. E' ora di dire basta!

sabato 27 gennaio 2007

GIOTTO C'E'

PER NON DIMENTICARE

Non si può dimenticare ciò che è stato.
Non si può dimenticare, non si può cancellare.
I volti, i visi, le espressioni rimangono,rimarranno.
I cuori e le anime in quei volti.

Non si può dimenticare.
Ma ricordare, quello sì.

Raccontare l'irraccontabile.
Ed è mio, tuo,
nostro compito.
Nostro dovere.
Nostro
"piacere".
Ricordare la più tragica pagina di
storia,
la più tragica pagina di storia

dell'umanità intera.

"Shoah" è un termine ebraico che significa "annientamento", "sterminio".
Esso si riferisce ad una delle più vergognose vicende della storia umana, quando i regimi dittatoriali nazi-fascisti, poco più di sessant'anni fa, stabilirono, attraverso leggi razziali, di far arrestare tutti gli Ebrei e di rinchiuderli nei campi di lavoro forzato e di sterminio, per eliminare del tutto la loro "razza", ritenuta inferiore. La stessa sorte toccò agli zingari, agli slavi, agli handicappati, ai neri, e a tutti coloro che, secondo i nazisti e i fascisti, non appartenevano alla razza bianca ariana, considerata superiore e pura.

Disse Primo Levi a proposito di Anna Frank:
"Una singola Anne Frank detta più commozione delle miriadi che soffrirono come lei, la cui immagine è rimasta nell’ombra. Forse è necessario che sia così; se dovessimo e potessimo soffrire le sofferenze di tutti, non potremmo vivere".

SE QUESTO E' UN UOMO

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.


NO COMMENT




DISCO SINCRO

venerdì 26 gennaio 2007

E IO PAGO...

Mark Ontkush è partito dal presupporto che una pagina web con fondo bianco sfrutta circa 74 watt per essere visionata e una con fondo nero solamente 59 e ha fatto qualche calcolo...

Il ricercatore ha fatto un calcolo matematico prendendo in esempio uno dei siti con maggior traffico del mondo: Google.

Calcolando che su Google ci siano 200 milioni di ricerche al giorno e che ogni pagina venga guardata per circa 10 secondi, si stima che Google sia "aperto" per 550.000 ore al giorno sui computer dei navigatori di tutto il mondo.

Presupponendo che i navigatori guardino le pagine web a pieno schermo e che Google abbia un fondo nero si potrebbero risparmiare 15 watt (74-59). Questo, trasformato in un risparmio globale porterebbe ad avere un decremento di 8,3 Megawatt/ora al giorno o 3.000 Megawatt/ora al'anno.
Ora, se si stima che il 25% degli utenti non usa monitor piatti ma CRT e che un kilowatt/ora costi 10 centesimi di dollaro, si potrebbe avere un risparmio di 75.000 dollari. Sembrerebbe un buon risparmio considerato un semplice cambiamento di colore.

Articolo di Thomas Geza.

mercoledì 24 gennaio 2007

HAKA

Il popolo Maori (l'etnia tipica della Nuova Zelanda) ha sempre eccelso nell'arte della haka, che è il termine generico per indicare danza (e NON "danza della guerra").
Hanno definito così l'Haka:
  • Henare Teowai: "Kia korero te katoa o te tinana." (L'intero corpo dovrebbe parlare)
  • Alan Armstrong: "La haka è una composizione suonata con molti strumenti. Mani, piedi, gambe, corpo, voce, lingua, occhi... tutti giocano la loro parte nel portare insieme a compimento la sfida, il benvenuto, l'esultanza, o il disprezzo contenute nelle parole."
"E' disciplinata, eppure emozionale. Più di ogni altro aspetto della cultura Maori, questa complessa danza è l'espressione della passione, vigore e identità della razza. E', al suo meglio, un messaggio dell'anima espresso attraverso le parole e gli atteggiamenti."

È dunque una danza che esprime il sentimento interiore di chi la esegue, e può avere molteplici significati. Non si tratta, infatti, solo di una danza di guerra o intimidatoria, come è erroneamente considerata spesso, ma può voler anche essere una manifestazione di gioia, di dolore, una via di espressione libera che lascia a chi la esegue momenti di libertà nei movimenti.
Prima della danza vera e propria, colui che guida la danza urla ai compagni un ritornello di incitamento, ruolo che nel caso degli All Blacks spetta a giocatore di sangue maori più anziano e non, come talvolta viene erroneamente riportato, al capitano della squadra. Le parole servono non solo ad incitare chi si appresta ad eseguire il ballo, ma anche a ricordare loro il comportamento da tenere nel corso della danza. Spesso il tono in cui viene urlato il ritornello, che è poi lo stesso tenuto nel corso di tutta l'esibizione, è aggressivo, feroce e brutale, destinato a caricare il gruppo ancora di più.

Il testo della frase preliminare è questo:

"Ringa pakia
Uma tiraha
Turi whatia
Hope whai ake
Waewae takahia kia kino"

Che in italiano significa:

"Batti le mani contro le cosce
Sbuffa col petto
Piega le ginocchia
Lascia che i fianchi li seguano
Sbatti i piedi più forte che puoi"
Altri elementi essenziali dell'arte della Haka sono:
  • pukana (il dilatare gli occhi)
  • whetero (fare la lingua, segno di sfida per antonomasia, fatto solo dagli uomini)
  • ngangahu (simile a pukana, fatto da tutti e due i sessi)
  • potete (la chiusura degli occhi in differenti momenti della danza, fatto solo dalle donne)
Ci sono diversi stili di Haka:
  • La "Ka Mate" (il tipo di haka degli All Blacks) appartiene allo stile ngeri, che è una corta, libera haka che viene interpretata dalle persone quando si sentono bene. E' eseguita senza armi e perciò non è una danza della guerra, come invece si tende a credere.
  • La peruperu è invece una haka della guerra. Si usano armi ed è caratterizzata da un alto salto a gambe ripiegate alla fine della danza. Gli All Blacks usano lo stesso tipo di salto alla fine dell'esibizione, e ciò è motivo di irritazione per i puristi. Infatti la Ka Mate è stata sottoposta a questo restyling probabilmente per risultare più scenografica e impressionante.
  • La Kapa o Pango. Questa nuova haka è stata inventata dagli All Blacks per le occasioni speciali. È stata creata insieme ad un gruppo di esperti delle tradizioni maori e ci è voluto quasi un anno per crearla. Più che sostituire la Ka Mate questa Haka la completa. Le parola Kapa O Pango sono molto più riferite al team di rugby perché parla di guerrieri in nero con la felce argentata.
L'origine della "Ka Mate"

Attorno al 1820 un capo Maori chiamato Te Rauparaha compose "Ka Mate", l'haka più conosciuta. Te Rauparaha era l'alto capo dei Ngati Toa and i suoi possedimenti andavano da Porirua fino alla costa di Kapiti e comprendevano anche l'isola Kapiti.
"Ka mate! Ka mate!" furono le parole dette da Te Rauparaha mentre si nascondeva in un pozzo kumara (le kumara sono delle patate dolci molto buone, che io ho stesso ho mangato nel mio viaggio; per tenerle all'asciutto sono conservate in un pozzo, dopo essere state raccolte) per sfuggire ai suoi inseguitori, i Ngati Tuwharetoa. Nella sua fuga egli giunse da Te Wharerangi e gli chiese protezione. Sebbene piuttosto reclutante, Te Wharerangi alla fine acconsentì e gli ordinò di nascondersi in un pozzo kumara. La moglie di Te Wharerangi, Te Rangikoaea, poi, si mise a sedere su di esso.
A riguardo del perchè la donna fece questo ci sono due storie che si tramandano:
  • la prima spiega il gesto col fatto che nessun uomo (a quel tempo era considerato sconveniente) si sarebbe messo in una posizione che lo avrebbe portato sotto gli organi genitali femminili. Anche gli inseguitori avrebbero pensato la stessa cosa e avrebbero deliberatamente evitato di controllare il pozzo. Tale pregiudizio ovviamente non interessava Te Rauparaha, che aveva interesse solo a salvare la pellaccia!
  • la seconda racconta che la donna si sedette per neutralizzare un incantesimo lanciato a Te Rauparaha dal capo degli inseguitori. In quel periodo, infatti, si credeva che gli organi femminili avessero il potere di "schermare" le persone dai sortilegi.
All'arrivo degli inseguitori, Te Rauparaha mormorò "Ka Mate! Ka mate!" (Io muoio! Io muoio!), ma quando Te Wharerangi disse che l'uomo che stavano cercando era scappato verso Rangipo, egli gioì "Ka Ora! Ka ora!" (Io vivo! Io vivo!). Ma Tauteka (il capo degli inseguitori Ngati Tuwharetoa) dubitò delle parole di Te Wharerangi, così il fuggitivo ripetè sconsolato "Ka mate! Ka mate!" un'altra volta. Fortunatamente gli inseguitori si fecero convincere del fatto che egli non si trovava nel pa (il villaggio) di Te Wharerangi e quindi Te Rauparaha esclamò "Ka ora, ka ora! Tenei te tangata puhuruhuru nana nei i tiki mai whakawhiti te ra!" (Io vivo! Io vivo! Questo è l'uomo peloso che ha persuaso il Sole e l'ha convinto a splendere di nuovo!). L'uomo peloso a cui si fa riferimento nella haka è Te Wharerangi, il capo che diede rifugio a Te Raparaha nonostante il suo desiderio di non essere coinvolto.
"Upane", che vedrete scritto qui sotto, letteralmente significa "terrazza", ma probabilmente si riferisce ai gradini intagliati nella parete del pozzo per dargli un più comodo accesso. Ogni "upane" descrive i titubanti passi di Te Raparaha mentre emergeva dal pozzo per controllare la situazione. Uno può solo immaginare la gioia di non solo essere scampato alla morte per il classico rotto della cuffia ma anche di ritornare alla luce dal buio del pozzo kumara: "Whiti te ra! Hi!" (Il Sole splende di nuovo! Hi!)
Una volta fuori dal pozzo, nel cortile di Te Wharerangi e di fronte a sua moglie, Te Rauparaha eseguì allora la haka che aveva composto mentre giaceva nel buio. La variante usata degli All Blacks è riportata qui di sotto, assieme alla traduzione. C'è da notare che le parole in alcuni casi sono state divise per indicare la cadenza delle sillabe, durante l'esecuzione della haka.



Ka mate! Ka mate! Ka Ora! Ka Ora!
Ka mate! Ka mate! Ka Ora! Ka Ora!
Tenei te tangata puhuru huru
Nana nei i tiki mai
Whakawhiti te ra
A upa...ne! A upa...ne!
A upane kaupane whiti te ra!
Hi!!!
Io muoio! Io muoio! Io vivo! Io vivo!
Io muoio! Io muoio! Io vivo! Io vivo!
Questo è l'uomo peloso
Che ha persuaso il Sole
E l'ha convinto a splendere di nuovo
Un passo in su! Un altro passo in su!
Un passo in su, un altro... il Sole splende!!!
Hi!!!
L'haka e il rugby

La prima haka fu eseguita dalla squadra di rugby dei Nativi neozelandesi durante il tour nel Regno Unito del 1888-89: non è chiaro se fosse o meno la "Ka Mate" ma è probabile. Il tour, in ogni caso, non era stato ufficialmente autorizzato e perciò ogni giocatore dovette pagare la ragguardevole cifra (per quei tempi) di 250 sterline. Ci furono anche difficoltà a ingaggiare un sufficiente numero di Maori e così un paio di pakeha (neozelandesi bianchi) furono inclusi per completare la squadra.
La prima performance della haka fatta dall'"originale" squadra neozelandese fu tenuta nel tour del 1905. Fu anche in quell'occasione che si cominciò ad usare il termine "All Blacks". La locuzione deriva da un refuso: il giornalista aveva definito la squadra come composta da tutti "all backs", cioè tutti giocatori agili e veloci, ma il tipografo inserì la "l" per errore.
Le parole della "Ka Mate" non hanno una connessione col rugby, dato che sono state composte per tutt'altra ragione, come visto più sopra. Quindi, nel caso degli All Blacks, la "libera" traduzione della sfida della haka può essere così scritta:

Noi siamo gli All Blacks, del popolo della Nuova Zelanda
Qui siamo a sfidarvi
Vi onoreremo giocando al limite
Fino a che i nostri cuori e le nostre forze si impongano su di voi
Sarà molto difficile batterci
Il sole splende! Hi!

L'anno scorso è stata introdotta (a fianco, e non in sostituzione) la discussa “Kapo o Pango”, “la Haka nuova” quella artificiale secondo i detrattori, quella più polinesiana che maori – pur in lingua maori- secondo gli altri.

Più polinesiana perché tale è ormai la nazionale della Nuova Zelanda che schiera più samoani fijani, tongani che nativi.

Un espansione insomma, un integrazione etnico-simbolica, non un calcio alla Ka Mate, e l'omaggio principale (la lingua!) resta comunque e integralmente maori. Lo hanno specificato i committenti e Derek Lardelli il filologo che ha “scritto” la Kapo o Pango (che significa “gli uomini in nero”). E le virgolette intorno a “scritto” sono obbligatorie in quanto il tatuatissimo filologo maori di bisnonni scozzesi-italiani ha abbondantemente attinto dal tradizionale esistente.

E giù polemiche da due versanti d'opinione. Questione uno: il “tradimento” dell'esclusiva Maori (discussione prevalente dentro i confini nazionali). E due: il gesto finale, che ad una visione occidentale mima un tagliaccio di gola, mentre nella profondità espressiva della terra d'origine si tratta di un esortazione al raggiungimento del limite, specialmente se accompagnata dalla semirotazione del capo e all'emissione della sillaba HA, un fonema legato all'ossigeno, al respiro.

Buona parte dei Pakea (non maori) fuori dalla Nuova Zelanda ci hanno visto dentro un gestaccio minaccioso e svalutante per l'etica del rugby. A difesa della legittimità dalla Nuova Zelanda sono entrati in campo verbale anche docenti, politici e antropologi, per ribadire che quel pollice sulla carotide – per quanto fraintendibile- ha un senso diverso. E dai, volendo il problema di doppio linguiaggio c'era gia con la Ka Mate, con quella mano sbattuta sull'avanbraccio che a rotorua aveva un valore e in Italia un altro. Spiegano i professori che la nuova Haka va spiegata, raccontata, forse anche giustificata, ma nemmeno va troppo fraintesa.

sabato 20 gennaio 2007

ANIMATOR VS ANIMATION

Questo è un vero e proprio capolavoro d'animazione digitale!

Animator vs Animation macromedia flash professional 8 logiciel un personnage animé se bat contre le curseur et l'animateur xiaoxiao , Animation Flash

venerdì 19 gennaio 2007

BOHEMIAN RAPSODY

Is this the real life?
Is this just fantasy?
Caught in a landslide
No escape from reality
Open your eyes
Look up to the skies and see
I'm just a poor boy, I need no sympathy
Because I'm easy come, easy go
A little high, little low
Anyway the wind blows, doesn't really matter to me, to me

Mama, just killed a man
Put a gun against his head
Pulled my trigger, now he's dead
Mama, life had just begun
But now I've gone and thrown it all away
Mama, ooo
Didn't mean to make you cry
If I'm not back again this time tomorrow
Carry on, carry on, as if nothing really matters

Too late, my time has come
Sends shivers down my spine
Body's aching all the time
Goodbye everybody - I've got to go
Gotta leave you all behind and face the truth
Mama, ooo - (anyway the wind blows)
I don't want to die
I sometimes wish I'd never been born at all

I see a little silhouetto of a man
Scaramouch, scaramouch will you do the fandango
Thunderbolt and lightning - very very frightening me
Gallileo, Gallileo,
Gallileo, Gallileo,
Gallileo Figaro - magnifico

But I'm just a poor boy and nobody loves me
He's just a poor boy from a poor family
Spare him his life from this monstrosity
Easy come easy go - will you let me go
Bismillah! No - we will not let you go - let him go
Bismillah! We will not let you go - let him go
Bismillah! We will not let you go - let me go
Will not let you go - let me go (never)
Never let you go - let me go
Never let me go - ooo
No, no, no, no, no, no, no -
Oh mama mia, mama mia, mama mia let me go
Beelzebub has a devil put aside for me
for me
for me

So you think you can stone me and spit in my eye
So you think you can love me and leave me to die
Oh baby - can't do this to me baby
Just gotta get out - just gotta get right outta here

Ooh yeah, ooh yeah
Nothing really matters
Anyone can see
Nothing really matters - nothing really matters to me

Anyway the wind blows...


mercoledì 17 gennaio 2007

NAU IU CHEN DAUNLOD

Più di una persona mi ha chiesto:"come fai a scaricare i video da YouTube?" La mia risposta è sempre stata:"adesso lo scrivo sul blog". E' passato qualche mese dall'ultima volta che ho dato questa risposta, chiedo venia! Questa mattina mi ci sono messo di tutto cuore ed ho anche realizzato dgli screenshot che renderanno, almeno spero, il tutto più semplice, soprattutto per i meno pratici.

N.B. Ogni riferimento a 50Lire e Zorro è puramente casuale.

La procedura è applicabile solo al browser Firefox, chi non fosse in possesso di tale software può scaricarlo cliccando nel link in fondo alla barra laterale del blog. Una volta scaricato ed installato il programma basta seguire questa semplice guida.

Seguiamo passo-passo il procedimento:

1) Avviare Firefox.

2) Cliccare sulla "Barra dei Menu" su "Visualizza" e quindi su "Componenti aggiuntivi"





3) Si aprirà una finestra, cliccate su "Estensioni" e poi su "scarica estensioni"



4) Si aprira una nuova pagina con l'elenco delle componenti aggiuntive suddivise per categorie, andate in fono alla pagina e scrivte nell'apposito spazio di ricerca: "Fast video download".



5) Il primo risultato della vostra ricerca sarà appuno "Fast video download" cliccate


6) Si aprirà una nuova finestra, scorrete la pagina fino a che non troverete un pulsante verde con scritto "Install now" cliccate


7) Comparirà quindi una finestra che dopo un'attesa di 3 secondi circa farà apparire il pulsante "Installa adesso"
8) Una volta che l'installazione sarà terminata cliccate su "Riavvia Firefox"


9) Una volta riavviato Firefox potete verificare l'avvenuta installazione del componente semplicemente verificando la presenza di un'iconcina in basso a destra della finestra:



10) E' giunto il momento di utilizzare questo simpatico strumento. Andate su youtube e cercate un video che vi interessa, per maggior sicurezza aspettate ce il video venga completamente caricato:

11) Ora cliccate sull'iconcina che si trova in basso a destra. Se si dovesse visualizzare una piccola finestra con scritto: "Impossibile visualizzare i dati richiesti" cliccate su OK e ripetete l'operazione. Altrimenti dovrete solo decidere in quale cartella salvare il file e quale evetuale nome dare al file nel vostro computer.



Per qualsiasi problema o chiarimento sono a vostra completa disposizione sperando di poter essere esauriente nelle spiegazioni.


FAMOSE NA BELLA RISATA!!!

lunedì 15 gennaio 2007

sabato 13 gennaio 2007

ARRUOLIAMOCI!

Il socio mi chiede di sintonizzarmi su MTV ma avendo io la sfiga immane di abitare in un quartiere dove il segnale è tremendamente disturbato da qualche "apparecchio" di sterco nn ho potuto partecipare al lieto evento. Si tratta proprio di evento perchè la nota rete televisiva stava trasmettendo questo video:

Ok la canzone è simpatica e ha fatto ballare chiunque nelle disco però a me è sempre piaciuta di più questa:

P.S. Dedico questo post a Waylon Smithers
.



mercoledì 10 gennaio 2007

AI DONT SPICH INGLISC

martedì 2 gennaio 2007

OMBRE CINESI

Una forma d'arte cinese che si può vantare di una lunghissima tradizione è rappresentata dal teatro delle ombre cinesi. Le ombre cinesi sono un tipo di spettacolo molto antico che veniva svolto in teatrini ambulanti che si spostavano da un paese all'altro, similmente ai gabbiotti delle marionette o dei pupi siciliani. Era comune trovare questi teatri ambulanti vicino ai templi, durante le ricorrenze religiose, ma anche nelle feste laiche come il Capodanno o alle fiere di paese.

Negli spettacoli le figure non si vedono direttamente ma, come dice il nome stesso, appaiono solo le loro ombre. Lo spettatore si pone davanti a uno schermo bianco semi-trasparente dietro il quale degli attori manovrano le figure e recitano le varie parti. Una potente fonte di luce proietta le ombre direttamente sullo schermo con l'effetto di ingigantirle e rendere animate le figure.

Una leggenda vuole che l'Imperatore cinese Wudi (140-85 a.C.) fosse divenuto molto triste in seguito alla morte della consorte, la signora Li. Per consolare il sovrano, i suoi eunuchi fecero scolpire una figura in legno simile alla donna e ne proiettarono l'ombra su una tenda. L'Imperatore credendo che fosse lo spirito della sua amata che tornava a fargli visita si sentì consolato. Ovviamente oggi le figure non sono più di legno, ma di cuoio, più leggero e più semplice da maneggiare.

L'antica arte cinese è, poi, stata esportata in tutto il mondo e, al giorno d'oggi, con ombre cinesi si indicano, in generale, tutte le ombre che vengono proiettate attraverso l'uso delle mani o di ritagli di carta o cartoncini.

Carlo Truzzi & Simona