mercoledì 24 gennaio 2007

HAKA

Il popolo Maori (l'etnia tipica della Nuova Zelanda) ha sempre eccelso nell'arte della haka, che è il termine generico per indicare danza (e NON "danza della guerra").
Hanno definito così l'Haka:
  • Henare Teowai: "Kia korero te katoa o te tinana." (L'intero corpo dovrebbe parlare)
  • Alan Armstrong: "La haka è una composizione suonata con molti strumenti. Mani, piedi, gambe, corpo, voce, lingua, occhi... tutti giocano la loro parte nel portare insieme a compimento la sfida, il benvenuto, l'esultanza, o il disprezzo contenute nelle parole."
"E' disciplinata, eppure emozionale. Più di ogni altro aspetto della cultura Maori, questa complessa danza è l'espressione della passione, vigore e identità della razza. E', al suo meglio, un messaggio dell'anima espresso attraverso le parole e gli atteggiamenti."

È dunque una danza che esprime il sentimento interiore di chi la esegue, e può avere molteplici significati. Non si tratta, infatti, solo di una danza di guerra o intimidatoria, come è erroneamente considerata spesso, ma può voler anche essere una manifestazione di gioia, di dolore, una via di espressione libera che lascia a chi la esegue momenti di libertà nei movimenti.
Prima della danza vera e propria, colui che guida la danza urla ai compagni un ritornello di incitamento, ruolo che nel caso degli All Blacks spetta a giocatore di sangue maori più anziano e non, come talvolta viene erroneamente riportato, al capitano della squadra. Le parole servono non solo ad incitare chi si appresta ad eseguire il ballo, ma anche a ricordare loro il comportamento da tenere nel corso della danza. Spesso il tono in cui viene urlato il ritornello, che è poi lo stesso tenuto nel corso di tutta l'esibizione, è aggressivo, feroce e brutale, destinato a caricare il gruppo ancora di più.

Il testo della frase preliminare è questo:

"Ringa pakia
Uma tiraha
Turi whatia
Hope whai ake
Waewae takahia kia kino"

Che in italiano significa:

"Batti le mani contro le cosce
Sbuffa col petto
Piega le ginocchia
Lascia che i fianchi li seguano
Sbatti i piedi più forte che puoi"
Altri elementi essenziali dell'arte della Haka sono:
  • pukana (il dilatare gli occhi)
  • whetero (fare la lingua, segno di sfida per antonomasia, fatto solo dagli uomini)
  • ngangahu (simile a pukana, fatto da tutti e due i sessi)
  • potete (la chiusura degli occhi in differenti momenti della danza, fatto solo dalle donne)
Ci sono diversi stili di Haka:
  • La "Ka Mate" (il tipo di haka degli All Blacks) appartiene allo stile ngeri, che è una corta, libera haka che viene interpretata dalle persone quando si sentono bene. E' eseguita senza armi e perciò non è una danza della guerra, come invece si tende a credere.
  • La peruperu è invece una haka della guerra. Si usano armi ed è caratterizzata da un alto salto a gambe ripiegate alla fine della danza. Gli All Blacks usano lo stesso tipo di salto alla fine dell'esibizione, e ciò è motivo di irritazione per i puristi. Infatti la Ka Mate è stata sottoposta a questo restyling probabilmente per risultare più scenografica e impressionante.
  • La Kapa o Pango. Questa nuova haka è stata inventata dagli All Blacks per le occasioni speciali. È stata creata insieme ad un gruppo di esperti delle tradizioni maori e ci è voluto quasi un anno per crearla. Più che sostituire la Ka Mate questa Haka la completa. Le parola Kapa O Pango sono molto più riferite al team di rugby perché parla di guerrieri in nero con la felce argentata.
L'origine della "Ka Mate"

Attorno al 1820 un capo Maori chiamato Te Rauparaha compose "Ka Mate", l'haka più conosciuta. Te Rauparaha era l'alto capo dei Ngati Toa and i suoi possedimenti andavano da Porirua fino alla costa di Kapiti e comprendevano anche l'isola Kapiti.
"Ka mate! Ka mate!" furono le parole dette da Te Rauparaha mentre si nascondeva in un pozzo kumara (le kumara sono delle patate dolci molto buone, che io ho stesso ho mangato nel mio viaggio; per tenerle all'asciutto sono conservate in un pozzo, dopo essere state raccolte) per sfuggire ai suoi inseguitori, i Ngati Tuwharetoa. Nella sua fuga egli giunse da Te Wharerangi e gli chiese protezione. Sebbene piuttosto reclutante, Te Wharerangi alla fine acconsentì e gli ordinò di nascondersi in un pozzo kumara. La moglie di Te Wharerangi, Te Rangikoaea, poi, si mise a sedere su di esso.
A riguardo del perchè la donna fece questo ci sono due storie che si tramandano:
  • la prima spiega il gesto col fatto che nessun uomo (a quel tempo era considerato sconveniente) si sarebbe messo in una posizione che lo avrebbe portato sotto gli organi genitali femminili. Anche gli inseguitori avrebbero pensato la stessa cosa e avrebbero deliberatamente evitato di controllare il pozzo. Tale pregiudizio ovviamente non interessava Te Rauparaha, che aveva interesse solo a salvare la pellaccia!
  • la seconda racconta che la donna si sedette per neutralizzare un incantesimo lanciato a Te Rauparaha dal capo degli inseguitori. In quel periodo, infatti, si credeva che gli organi femminili avessero il potere di "schermare" le persone dai sortilegi.
All'arrivo degli inseguitori, Te Rauparaha mormorò "Ka Mate! Ka mate!" (Io muoio! Io muoio!), ma quando Te Wharerangi disse che l'uomo che stavano cercando era scappato verso Rangipo, egli gioì "Ka Ora! Ka ora!" (Io vivo! Io vivo!). Ma Tauteka (il capo degli inseguitori Ngati Tuwharetoa) dubitò delle parole di Te Wharerangi, così il fuggitivo ripetè sconsolato "Ka mate! Ka mate!" un'altra volta. Fortunatamente gli inseguitori si fecero convincere del fatto che egli non si trovava nel pa (il villaggio) di Te Wharerangi e quindi Te Rauparaha esclamò "Ka ora, ka ora! Tenei te tangata puhuruhuru nana nei i tiki mai whakawhiti te ra!" (Io vivo! Io vivo! Questo è l'uomo peloso che ha persuaso il Sole e l'ha convinto a splendere di nuovo!). L'uomo peloso a cui si fa riferimento nella haka è Te Wharerangi, il capo che diede rifugio a Te Raparaha nonostante il suo desiderio di non essere coinvolto.
"Upane", che vedrete scritto qui sotto, letteralmente significa "terrazza", ma probabilmente si riferisce ai gradini intagliati nella parete del pozzo per dargli un più comodo accesso. Ogni "upane" descrive i titubanti passi di Te Raparaha mentre emergeva dal pozzo per controllare la situazione. Uno può solo immaginare la gioia di non solo essere scampato alla morte per il classico rotto della cuffia ma anche di ritornare alla luce dal buio del pozzo kumara: "Whiti te ra! Hi!" (Il Sole splende di nuovo! Hi!)
Una volta fuori dal pozzo, nel cortile di Te Wharerangi e di fronte a sua moglie, Te Rauparaha eseguì allora la haka che aveva composto mentre giaceva nel buio. La variante usata degli All Blacks è riportata qui di sotto, assieme alla traduzione. C'è da notare che le parole in alcuni casi sono state divise per indicare la cadenza delle sillabe, durante l'esecuzione della haka.



Ka mate! Ka mate! Ka Ora! Ka Ora!
Ka mate! Ka mate! Ka Ora! Ka Ora!
Tenei te tangata puhuru huru
Nana nei i tiki mai
Whakawhiti te ra
A upa...ne! A upa...ne!
A upane kaupane whiti te ra!
Hi!!!
Io muoio! Io muoio! Io vivo! Io vivo!
Io muoio! Io muoio! Io vivo! Io vivo!
Questo è l'uomo peloso
Che ha persuaso il Sole
E l'ha convinto a splendere di nuovo
Un passo in su! Un altro passo in su!
Un passo in su, un altro... il Sole splende!!!
Hi!!!
L'haka e il rugby

La prima haka fu eseguita dalla squadra di rugby dei Nativi neozelandesi durante il tour nel Regno Unito del 1888-89: non è chiaro se fosse o meno la "Ka Mate" ma è probabile. Il tour, in ogni caso, non era stato ufficialmente autorizzato e perciò ogni giocatore dovette pagare la ragguardevole cifra (per quei tempi) di 250 sterline. Ci furono anche difficoltà a ingaggiare un sufficiente numero di Maori e così un paio di pakeha (neozelandesi bianchi) furono inclusi per completare la squadra.
La prima performance della haka fatta dall'"originale" squadra neozelandese fu tenuta nel tour del 1905. Fu anche in quell'occasione che si cominciò ad usare il termine "All Blacks". La locuzione deriva da un refuso: il giornalista aveva definito la squadra come composta da tutti "all backs", cioè tutti giocatori agili e veloci, ma il tipografo inserì la "l" per errore.
Le parole della "Ka Mate" non hanno una connessione col rugby, dato che sono state composte per tutt'altra ragione, come visto più sopra. Quindi, nel caso degli All Blacks, la "libera" traduzione della sfida della haka può essere così scritta:

Noi siamo gli All Blacks, del popolo della Nuova Zelanda
Qui siamo a sfidarvi
Vi onoreremo giocando al limite
Fino a che i nostri cuori e le nostre forze si impongano su di voi
Sarà molto difficile batterci
Il sole splende! Hi!

L'anno scorso è stata introdotta (a fianco, e non in sostituzione) la discussa “Kapo o Pango”, “la Haka nuova” quella artificiale secondo i detrattori, quella più polinesiana che maori – pur in lingua maori- secondo gli altri.

Più polinesiana perché tale è ormai la nazionale della Nuova Zelanda che schiera più samoani fijani, tongani che nativi.

Un espansione insomma, un integrazione etnico-simbolica, non un calcio alla Ka Mate, e l'omaggio principale (la lingua!) resta comunque e integralmente maori. Lo hanno specificato i committenti e Derek Lardelli il filologo che ha “scritto” la Kapo o Pango (che significa “gli uomini in nero”). E le virgolette intorno a “scritto” sono obbligatorie in quanto il tatuatissimo filologo maori di bisnonni scozzesi-italiani ha abbondantemente attinto dal tradizionale esistente.

E giù polemiche da due versanti d'opinione. Questione uno: il “tradimento” dell'esclusiva Maori (discussione prevalente dentro i confini nazionali). E due: il gesto finale, che ad una visione occidentale mima un tagliaccio di gola, mentre nella profondità espressiva della terra d'origine si tratta di un esortazione al raggiungimento del limite, specialmente se accompagnata dalla semirotazione del capo e all'emissione della sillaba HA, un fonema legato all'ossigeno, al respiro.

Buona parte dei Pakea (non maori) fuori dalla Nuova Zelanda ci hanno visto dentro un gestaccio minaccioso e svalutante per l'etica del rugby. A difesa della legittimità dalla Nuova Zelanda sono entrati in campo verbale anche docenti, politici e antropologi, per ribadire che quel pollice sulla carotide – per quanto fraintendibile- ha un senso diverso. E dai, volendo il problema di doppio linguiaggio c'era gia con la Ka Mate, con quella mano sbattuta sull'avanbraccio che a rotorua aveva un valore e in Italia un altro. Spiegano i professori che la nuova Haka va spiegata, raccontata, forse anche giustificata, ma nemmeno va troppo fraintesa.

1 commento:

doc ha detto...

Grande Bebo!!!
Non le sapevo tutte queste cose, è stato illuminante!